lunedì 20 novembre 2017

24 cfu: perché no

Ecco alcune schede che riassumono le nostre considerazioni sul nuovo percorso di accesso all'insegnamento FIT, che vede nel requisito dei 24 cfu la sua prima attuazione. 
L'obiettivo non è sottrarsi all'iscrizione dei percorsi proposti dalle università
, ma confrontarci e mobilitarci per chiedere con forza diffusa che LA PREPARAZIONE RICHIESTA DAI 24 CFU RIENTRI INTERAMENTE NELLA FORMAZIONE SUCCESSIVA ALL'INGRESSO NEL FIT. 
Per questo siete tutte e tutti invitat* al secondo incontro dell'assemblea aperta dedicata a tutta la questione FIT (tra cui i 24 cfu) sul quale a breve vi aggiorneremo.

giovedì 9 novembre 2017

Scuola in deroga: alunni in classe

In questa puntata radio di Fuori Ruolo si parla della situazione attuale degli stranieri nelle scuole di Bologna e dell’Emilia Romagna. In studio Silvia, Stefania, Frey e anche un’ospite, Teresa dei Cobas, insegnante in un istituto superiore. 
Abbiamo sentito l’esigenza di tornare su un tema che avevamo già avuto occasione di toccare (vedi puntata di Fuori Ruolo del 15/12/2017, https://coordinamentoprecariscuolabologna.blogspot.it/2016/12/scuola-e-migranti.html), non solo perché riteniamo che la questione sia di fondamentale importanza, ma anche spinti dal fatto che il tema nelle ultime settimane era tornato prepotentemente sulle pagine dei giornali, spesso con toni allarmanti, non certo nuovi soprattutto ad alcune testate giornalistiche. (Resto del Carlino: http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/studenti-stranieri-1.3473413 Repubblica: http://bologna.repubblica.it/cronaca/2017/10/17/news/bologna_crescono_le_classi_con_troppi_stranieri-178478642/ )
Il discorso è riemerso perché gli uffici scolastici regionali stanno pubblicando i fact checking sulle classi in deroga per la presenza degli alunni stranieri, ovvero sia le classi in cui il numero di alunni stranieri (molti dei quali nati in Italia e pienamente in possesso delle competenze linguistiche) possa superare la quota stabilita dalla legge del 30% come previsto dalla Circolare ministeriale 2 dell'8 gennaio 2010- Integrazione alunni con cittadinanza non italiana.  (questo: http://istruzioneer.it/wp-content/uploads/2017/10/REV_27_10_17_18-8-Deroghe.pdf)
Il documento inizia con un’affermazione importante rispetto al fatto che non si possa parlare dell’immigrazione come un fenomeno di ‘transito’ quanto di ‘permanenza’. Il dato è avvalorato da un altro: nella scuola dell’infanzia e primaria si registra un numero di stranieri maggiore rispetto ai cicli di istruzione successivi. 
A contenere, inoltre, i toni emergenziali merita osservare anche che secondo i dati riportati dal documento la provincia di Bologna si colloca sempre in una posizione centrale, tra i due estremi costituiti da Piacenza, dove si hanno le percentuali di classi in deroga più alte, e Rimini, dove invece si osservano numeri sensibilmente più bassi. 
Per quanto riguarda la scuola dell’infanzia, inoltre, Bologna (17 %) si colloca subito dopo Rimini (10 %),  con percentuali piuttosto distanti dal 42 % di Modena e Piacenza.
 Mattia Morolli, assessore ai servizi educativi del Comune di Rimini, commenta i dati della propria provincia affermando che Rimini “emerge per una migliore organizzazione logistica e territoriale”. Il minor numero di classi in deroga non sarebbe dovuto semplicemente alla minor presenza di studenti stranieri in quella parte della regione, ma anche a una migliore e più diffusa distribuzione. (http://www.riminitoday.it/scuola/classi-con-stranieri-in-provincia-di-rimini-la-migliore-distribuzione-regionale.html)
L’aspetto della distribuzione delle classi in deroga è significativo: per quanto riguarda le prime fasi del ciclo di istruzione, infatti, (infanzia, primaria e secondaria di primo grado), la scelta della scuola è determinata soprattutto dal luogo di abitazione delle famiglie e quindi non fa che riprodurre la distribuzione degli stranieri in una città: e allora non si parli di classi ghetto, ma di piuttosto di quartieri, ghetto. Quando le medie finiscono, tuttavia, che strade prendono questi alunni e questi alunne? Quali elementi contribuiscono a determinare il giudizio orientativo che gli insegnanti danno in terza media?  Basta infatti scorgere rapidamente la lista delle scuole che ha fatto richiesta di deroghe per trovare istituti professionali e tecnici, ma, ad esempio, neanche un liceo. Inoltre, come deve fare uno studente straniero per iscriversi a scuola? Quale situazione di accoglienza trova negli istituti superiori, e quali strade nuove sarebbero invece percorribili? A questi interrogativi risponde Teresa, sulla base della sua esperienza e su un’attenta valutazione dell’offerta formativa del territorio bolognese.
Si estende a tutti gli ascoltatori e le ascoltatrici interessati l’invito al corso di autodifesa per insegnanti che si terrà questa sera in via San Carlo 42 su tema “Pemessi e Ferie” https://www.facebook.com/events/796830977165852/ e lo sciopero  di domani, venerdì 10 Novembre, sostenuto da Cobas, Cib-Unicobas, Usb, Orsa Territoriale, Usi a cui ha aderito anche Cub-trasporti, di "tutto il lavoro dipendente, dalla scuola ai trasporti, dalla sanità alle telecomunicazioni,nel pubblico impiego e nel lavoro privato".



giovedì 5 ottobre 2017

Cosa dicono della scuola i giornali?

Torna Fuori Ruolo: Prima puntata dell'anno scolastico 2017-2018
Cosa dicono della scuola i giornali? 

Prima puntata di Fuori Ruolo, la voce del Coordinamento Precari/e della scuola di Bologna, che lancia un nuovo anno di trasmissioni sul precariato dei docenti italiani, sullo stato di salute (sempre un po' precario, proprio come i suoi insegnanti) del nostro sistema di istruzione, ma anche sulla scuola che immaginiamo e in cui ci piacerebbe lavorare!

Introduciamo il nuovo anno di trasmissioni facendo un po' il punto di quanto si è detto sulla stampa della scuola durante l'estate e per il nuovo inizio dell'anno scolastico, sfogliando quindi i tanti articoli che abbiamo recuperato. 
Innanzitutto il punto sulla situazione bolognese: caos “supplentite” nelle scuole, come ogni anno, problemi nelle convocazioni dei docenti di II e III fascia, ma soprattutto “questione gender”. 
Il 27 settembre la nostra città è stata toccata dalla visita dal cosiddetto “Bus delle libertà” organizzato dalla rete di famiglie integraliste cattoliche le cui propaggini locali in quest'estate avevano bollato alla presenza di rappresentanti della destra locale le scuole con un bollino che ne stabilisse l'affidabilità in ambito di educazione di genere: bollino verde per scuole che non praticano attività di educazione alla sessualità, al rispetto delle differenze.., giallo per scuole ritenute “ambigue”, rosso naturalmente per chi pratica un'educazione laica e plurale. 
In tanti e tante si sono presentati/e in piazza con un bel bollino rosso! Naturalmente ne riparleremo..
Qui il comunicato dei Cobas e della Rete stop integralisti cattolici e neofascisti: 


Passiamo poi ad uno sguardo nazionale sulla scuola. Punto di partenza è la “lunga estate della Ministra Fedeli”: la responsabile del MIUR quest'estate era evidentemente in vena di chiacchiere e più frequente del solito è stata la sua presenza sui media. Evidentemente Valeria Fedeli, che parla di sé come una «Ministra che non improvvisa», ha iniziato la campagna elettorale perché si è lasciata andare a dichiarazioni e ha lanciato progetti che hanno poco fondamento didattico ma hanno un sapore molto demagogico: obbligo scolastico ai 18 anni; allargamento della sperimentazione del liceo breve, quindi liceo a quattro anni; uso smartphone in classe.
Vi proponiamo la lettura del numero del settimanale “Left” del 9 settembre 2017: 

In particolare ci siamo concentrati sulla questione del Liceo breve di quattro anni, dibattito che se viene ammantato di un valore didattico ha come solo fine quello di ridurre la spesa in fatto di insegnanti e manutenzione delle strutture. 
Una bella risposta a questa scellerata proposta l'abbiamo trovato nell'articolo di Elisabetta Amalfitano Se la scuola insegue il mercato, sempre tratto dal numero di “Left”, ma anche in  La scuola nelle mani dei barbaridi Alberto Asor Rosa su “La Repubblica” dello scorso 26 agosto. 

Partendo dalla questione Liceo breve Asor Rosa allarga il dibattito in maniera sensata: «non togliamo un anno, aggiungiamo un secolo», sottolinea l'intellettuale puntando il dito su una grave assenza del Novecento dai nostri programmi di scuola superiore. 
Per entrare in questa discussione, che è stata una delle più vivace nel dibattito estivo sulla scuola, vi suggeriamo anche lo speciale di “Robinson” del 10 luglio dedicato ai romanzi da leggere durante le vacanze: insegnanti e maestre propongono i percorsi di lettura che hanno affrontato realmente in classe, offrendo proposte e raccontando le impressioni suscitate nelle classi dai romanzi.http://www.repubblica.it/cultura/2017/07/10/news/robinson_romanzi_ex_cattedra-170427777/

Per ricostruire però il reale lo stato di salute del sistema scuola in cui si sviluppa questo dibattito, due begli articoli che sono usciti sempre in settembre: 
Il sempre puntuale Roberto Ciccarelli su “Il Manifesto” del 12 settembre cura l'approfondimento Banchi vecchi https://ilmanifesto.it/otto-milioni-di-studenti-tornano-tra-i-banchi-di-una-scuola-di-classe/

Chiudiamo questa prima puntata facendoci due risate immaginando l'inizio dell'anno scolastico dell'insegnante-scrittore Alessandro D'Avenia che riesce a regalarci sempre immagini molto alte del lavoro scolastico. Per capire il tono con cui abbiamo parlato della sua retorica, vi suggeriamo intanto di concentrarvi sul titolo: http://www.corriere.it/moda/news/17_giugno_01/alessandro-d-avenia-il-celibato-scelta-volte-fare-l-amore-dare-carezza-d71025f8-46e3-11e7-b9f8-52348dc803b5.shtml

giovedì 8 giugno 2017

Il privato… è pubblico?

A partire dalla legge 62/2000 le scuole private hanno trovato una classificazione. La legge distingue tra scuole paritarie e scuole non paritarie: entrambe le tipologie di istituti assolvono all’obbligo di istruzione, ma si differenziano per la possibilità o meno di rilasciare titoli di studio con valore legale. Tutti gli altri istituti didattici, come ad esempio i centri linguistici o quelli di recupero anni, come disposto dalla legge 27/2006, non rientrano negli elenchi regionali e non possono essere definiti “scuole”.
Di conseguenza tutti gli allievi/e che frequentano scuole non paritarie o altri istituti non riconosciuti dallo stato devono rivolgersi alla scuola statale o ad una paritaria per ottenere i titoli di idoneità e di maturità.
La legge 62/2000 motiva il riconoscimento delle scuole paritarie in virtù del “principio costituzionale della libertà di educazione” che però prevede che esso si svolga “senza oneri per lo stato”. Ma è veramente così?
No. Lo stato stanzia dei finanziamenti per le paritarie e la tendenza è quella di aumentarli sempre di più: vedi il bilancio del 2017.
No. Libertà sì, ma una libertà legata all’identità della scuola prescelta, non una che tuteli la pluralità di identità garantita invece dalla scuola statale. E se la differenza è una ricchezza, nonché la condizione necessaria nella società contemporanea…
Parlando di finanziamenti, dato che Bologna è sempre il primo specchio della tendenza nazionale, poco dopo l’approvazione della riforma zero-sei sono stati stanziati 150 milioni… per l’ennesima volta in barba al referendum cittadino del 2013. Oltre ad essere un onere per lo stato, l’iscrizione alle scuole private necessita di una famiglia facoltosa alle spalle: libertà sì, ma solo se hai i soldi dunque.
E i docenti e le docenti in tutto ciò? Di questi soldi nelle loro tasche arriva ben poco, talvolta proprio nulla. Storie di docenti trasferitisi al Nord dopo aver lavorato solo per la gloria e per il punteggio (i famosi 12 punti nelle graduatorie di istituto) ne abbiamo tante. Che poi si tratta di una gloria relativa, dato che spesso all’interno di queste scuole il ruolo del docente è fortemente denigrato, spesso anche dagli studenti stessi.
Quindi il privato è veramente sinonimo di qualità? A voi l’ardua sentenza.

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giovedì 1 giugno 2017

Sostegno e inclusione a scuola: intervista al Prof. Ianes

Fra i decreti attuativi della L. 107 licenziati dal Parlamento lo scorso Aprile c'è quello sul sostegno e l'inclusione scolastica.
La riforma prevede nuovi percorsi di formazione che si differenziano a seconda del grado scolastico e che, di fatto, per le scuole medie e superiori, andranno a separare nettamente le carriere di chi sceglierà l'insegnamento delle discipline da quelle di chi si specializzerà sul sostegno. Lo sguardo sulla disabilità introdotto dal decreto è quello bio-psico-sociale dell'ICF: tale sguardo introduce una nuova forma di medicalizzazione nel trattamento delle persone con disabilità a scuola o è un'innovazione da salutare positivamente?
Il Coordinamento Precari-ie Scuola Bologna ne ha parlato con il Prof. Ianes, docente di pedagogia speciale della Libera Università di Bolzano ed esperto in materia di inclusione scolastica. Ianes propone una riforma dei meccanismi dell'inclusione scolastica basata sul concetto di sostegno diffuso. Ma era davvero necessario apportare una rivoluzione sistemica sull'inclusione scolastica o sarebbe stato sufficiente far funzionare un sistema in vigore da decenni ma impossibilitato a funzionare dalla mancanza di risorse?

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giovedì 25 maggio 2017

Altri precariati a scuola

Sono solo gli insegnanti ad essere precari nella scuola pubblica italiana oggi? Basta leggere le cronache bolognesi che parlano di educatori scolastici in piazza per capire che ovviamente non è così
Non solo gli insegnanti supplenti insomma, ma anche educatori ed educatrici, insegnanti di italiano L2, lettori: un “altro precariato”, non direttamente dipendente dal MIUR, che lavora sotto varie forme contrattuali  con “tanti padroni” (le scuole stesse, i comuni, e perché no le famiglie..) che però garantisce servizi fondamentali alla didattica e all'educazione.
Fuori Ruolo, la voce del Coordinamento Precari e precarie, tenta oggi una prima mappatura di questo precariato troppo spesso sommerso e invisibile, con una puntata ricca di interviste.
Dallo studio, Laura ci ha parlato della situazione delle insegnanti di italiano come lingua seconda nei Centri Provinciali di Istruzione per Adulti, dove si presta servizio come lavoratori autonomi su progetti finanziati dal fondo europeo FAMI. Sempre Laura ci ha poi ricordato che anche nelle scuole elementari e medie le insegnanti di italiano L2 lavorano a progetto, con l’intermediazione di cooperative che vincono bandi e spesso trattengono buona parte dei fondi stanziati dalle scuole per le ore di docenza.
Abbiamo poi sentito Cedric, lettore di francese, anche lui lavoratore autonomo su progetto, che ci ha raccontato della difficoltà di trovare ogni anno le scuole dove lavorare e della necessità, a suo avviso, di un progetto più organico sulle lingue straniere.
Infine, abbiamo sentito Marco delegato degli educatori scolastici di USB, che ci ha parlato dello sciopero degli educatori ed educatrici scolastiche dell’8 maggio scorso e dei problemi della nuova gara d’appalto comunale per i servizi scolastici. C'è una prospettiva di lotta comune fra insegnanti e le altre figure del mondo della scuola colpite dalla precarietà, ci siamo chiesti con Marco? Occorre superare degli steccati e delle reciproche diffidenze, capendo che è la salute della scuola pubblica ad essere al centro delle varie battaglie.  
Infine per approfondire un suggerimento di lettura: pur affrontando tutto il mondo del lavoro degli educatori e quindi non solo dei servizi scolastici dei buoni spunti di riflessione si possono trovare nel libro a cura di Renato Curcio, La rivolta del riso. Le frontiere del lavoro nelle imprese sociali tra pratiche di controllo e conflitti biopolitici, Sensibili alle foglie, 2012.

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giovedì 18 maggio 2017

L'Invalsi ai tempi della legge 107

A partire da questa settimana tornano nelle nostre classi le prove Invalsi. Al Convegno nazionale di formazione L'Invalsi ai tempi della legge 107, svoltosi martedì 2 maggio presso l'Istituto Aldini Valeriani era presente il Coordinamento precari-ie scuola Bologna
A partire da questa settimana tornano nelle nostre classi le prove Invalsi e il Coordinamento delle precarie e dei precari della scuola di Bologna ha deciso di dedicare la puntata odierna di Fuori Ruolo ai famigerati test che compiono il loro dodicesimo anno di vita.
Queste prove sono state fin dalla loro creazione protagoniste di un sentito dibattito all'interno del mondo della scuola, che si è domandato quale sia la loro reale funzione, se migliorino il sistema d'istruzione e quali abilità siano in grado di rilevare. I nostri studenti del primo ciclo hanno avuto già ieri modo di confrontarsi con questa discussa prova che sarà destinata ad accompagnarli fino alla soglia della Maturità, poiché la recente delega sulla valutazione prevede la somministrazione di un test Invalsi anche durante il quinto anno. Agli studenti delle superiori le prove verranno, invece, somministrare martedì 9 maggio, tra le proteste di parte del corpo docente e degli stessi allievi.
Questa puntata prende numerosi spunti di riflessione dall'interessante Convegno nazionale di formazione L'Invalsi ai tempi della legge 107, svoltosi martedì 2 maggio presso l'Istituto Aldini Valeriani di Bologna, al quale abbiamo partecipato sia come singoli docenti interessati alla questione sia come Coordinamento Precari/e con la relazione L'Invalsi nella formazione dei “nuovi” docenti tenuta da Fabrizio Crasta. Gli interventi sono stati numerosi e differenti tra loro, alcuni incentrati sulla normativa altri sulle modalità attraverso le quali si può tentare di smontare il modello di pensiero unico incarnato dall'Invalsi grazie ad una riflessione sulle prove compiuta insieme con i nostri studenti.
Riportiamo nella puntata odierna due brevi interviste alla maestra Barbara Bertani di Reggio Emilia e al professor Matteo Vescovi che ci raccontano le loro esperienze didattiche soffermandosi sulle modalità attraverso le quali svolgono ogni anno un'azione contrastiva nei confronti della banalizzazione dei saperi sottesa alla concezione omologante propria dell'Invalsi.
Sulla base dei differenti input raccolti e della nostra diretta esperienza didattica, evidenziamo nella puntata gli aspetti maggiormente critici di questa tipologia di prova, soprattutto per quel che concerne la prova di italiano. Le prove Invalsi appaiono, ai nostri occhi, un addestramento al pensiero unico attraverso un'interpretazione univoca dei testi la cui ricchezza viene banalizzata. La complessità, infatti, non è presente in queste prove e noi docenti ci domandiamo come sia possibile valutare competenze – per loro definizione appunto complesse – attraverso prove tendenti alla semplificazione. Inoltre, rileviamo una contraddizione tra l'enfasi che le direttive ministeriali pongono sulla personalizzazione dei percorsi didattici e la necessità di valutare gli apprendimenti con una prova comune. Infine, sottolineiamo come le prove siano strutturate in maniera “classista”: il tenore delle discussioni in famiglia e il lessico utilizzato in casa influenzano enormemente i risultati dei nostri studenti nella prova di italiano. I dati ci dicono, infatti, che sono rarissimi gli studenti non provenienti da un ambiente domestico italofono a riuscire a raggiungere risultati soddisfacenti in queste prove.
Riteniamo che ogni docente dovrebbe porsi questa domanda: ritengo che le prove Invalsi migliorino la mia didattica? Analogamente studenti e studentesse dovrebbero chiedersi se questo addestramento abbia risultati positivi sul loro apprendimenti. Alla luce della nostra esperienza didattica e delle riflessioni pedagogiche sul tema, le docenti e i docenti del Coordinamento sono concordi nel rispondere con un fermo “no”.
Il coordinamento precari-ie vi dà appuntamento come sempre alle 13.30 del giovedì di radiocittàfujiko.

Per approfondire:
Nel 2013 è stato pubblicato dal Centro Studi Scuola Pubblica e Cobas il volume I test Invalsi. Contributi ad una lettura critica, ad oggi l'unica riflessione critica uscita in forma documentata e articolata. Il volume è consultabile a questo link:
Pur essendo di due anni fa, consigliamo la lettura di questo articolo di Silvia Di Fresco, docente della scuola secondaria di secondo grado, che inquadra ed analizza in maniera dettagliata la questione Invalsi-neoliberismo-riforma della scuola

Pratiche di disobbedienza didattica e di disinnesco del modello Invalsi alla scuola primaria: l'articolo di Gianluca Gabrielli riprende alcuni spunti emersi nel bell'intervento al convegno del 2 maggio.

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giovedì 11 maggio 2017

Bocciare o non bocciare?

La riflessione, che si fa urgente proprio alla fine dell’anno scolastico, ha preso avvio dalla recente iniziativa del governo di eliminare la bocciatura
Bocciare o non bocciare? Questo è il dilemma su cui Fuori ruolo, la voce del CPS Bologna si è interrogata senza riuscire a trovare una soluzione univoca. 

La riflessione, che si fa urgente proprio alla fine dell’anno scolastico, ha preso avvio dalla recente iniziativa del governo di eliminare la bocciatura. Proposta non andata in porto ma che comunque porta alla ribalta quello che da Don Milani in poi è stato considerato uno strumento sbagliato e inutile, simbolo di una società classista. La bocciatura infatti, se non ha l’obiettivo di punire l’alunno per le sue mancanze durante l’anno, può rivelarsi utile per arrivare a quei traguardi senza i quali non sarebbe possibile per lo studente andare avanti. Prendere una posizione pro o contro è tuttavia impossibile dal momento che le scelte didattiche devono essere calate in situazioni concrete e legate ad un percorso. Percorso che viene però spesso ostacolato da genitori che minacciano ricorsi, dirigenti invadenti e dalle stessa condizione dei precarietà in cui gli insegnanti lavorano. Il ripetente che si trova a dover ‘ripetere’ con chi lo farà? In quali condizioni? Ripetere di nuovo la stessa cosa infatti non assicura di fare meglio se non c’è una riflessione condivisa da studente, insegnante e famiglia su che cosa è andato storto. E allora, se la bocciatura non viene digerita, l’alunno che fallisce può diventare un problema per la classe e per l’insegnante. Il ripetente infatti non ascolta, se l’insegnante parla, lui gioca col cellulare, scrive sui banchi, oppone resistenza in ogni modo, come ci racconta Eraldo Affinati nell’Elogio del ripetente. Nel libro lo scrittore offre numerosi spunti di riflessione che permettono di calarsi nei panni dell’altro, dell’asino, del ‘beduino’  rivelando come spesso il sistema di valutazione sia inadeguato. Per uno studente che ripete qualsiasi cosa è uno sforzo sovrumano, per cui ogni minimo passo va valorizzato al di là di ogni scala numerica che lo voglia ingabbiare.

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giovedì 27 aprile 2017

Nuova forma di reclutamento

In questa puntata di Fuori Ruolo il Coordinamento Precari/ie Scuola Bologna riprende la questione del Decreto sulla nuova forma di reclutamento.

Nonostante il testo definitivo, sebbene approvato, ancora non sia stato pubblicato dal MIUR, ragioniamo a partire da un testo informale che gira in rete e cerchiamo di capire quali delle proposte di modifica sono state incluse e quali restano i punti oscuri.

Le zone d'ombre in realtà restano tante, anche perchè per avere un'idea più chiara di cosa aspetta i e le futur@ insegnanti bisognerà attendere fino all'autunno del 2017 quando verrà pubblicato il decreto che specifica meglio alcune questioni, fra cui quella dei 24 CFU da ora in poi necessari per partecipare alle selezioni per accedere al FIT (e se di reclutamento si parla...quale migliore sigla per indicare il percorso ad ostacoli delle future leve?).

Un'altra questione che per adesso dà lavoro a maghe e indovini è il problema del 'Che fare' per campare: potranno i fortunati selezionati del FIT continuare a svolgere supplenze nelle scuole per integrare la retribuzione che sarà fissata dalla contrattazione collettiva nazionale? La ministra Fedeli stessa ha parlato di 600 euro lordi che al netto si aggirano sui 400...e qualcuno in studio si domanda inoltre..e la disoccupazione? Un contratto da tirocinante non dà diritto alla disoccupazione...e in estate quindi? Che fare? (...)


Le voci del Coordinamento in questa puntata si soffermano sui requisiti di accesso, sulle modalità di svolgimento delle prove concorsuali, sullo svolgersi dei 3 anni di FIT.